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Un ruolo di garanzia
Sabino Cassese
La parola pluralismo ricorre quasi venti volte, e più di dieci volte è usato il termine imparzialità nel messaggio che il Presidente della Repubblica ha inviato alle Camere, in base all'art. 87 della Costituzione. Già questo elemento linguistico permette di comprendere la preoccupazione che muove il Presidente a proposito dell'informazione. Il Quirinale chiede alle Camere di preparare una <legge di sistema> sull'<intera materia delle comunicazioni, delle radiotelediffusioni, dell'editoria di giornali e periodici e dei rapporti tra questi mezzi>. Questa legge - dice il Presidente - deve sviluppare i principi posti dalla Costituzione (anche nella parte recentemente riformata), le direttive comunitarie che vincolano l'Italia e le regole poste dalla Corte costituzionale per evitare le posizioni dominanti e garantire a tutti un'informazione obiettiva. Il Presidente vuole assicurare a ognuno accesso ai mezzi di comunicazione, consentendo non solo la convivenza tra servizio pubblico (che deve avere un <ruolo centrale>) e privato (pluralismo esterno), ma anche pari possibilità di espressione con ciascun mezzo a tutte le forze politiche (pluralismo interno). Tre aspetti di questo messaggio sono significativi. Primo: esso non si limita a invocare una <legge di sistema> per la televisione. Riguarda anche la stampa quotidiana e periodica e tutte le reti, compreso Internet. Dunque, invoca obiettività, imparzialità ed eguale accesso, che vanno garantiti da parte di tutti i mezzi di comunicazione. Secondo: imparzialità e pluralismo sono richiesti dal Presidente della Repubblica non solo come beni in sé e per sé, ma per un'esigenza più forte, propria dell'attuale momento, perché il sistema è <passato, dopo mezzo secolo di rappresentanza proporzionale, alla scelta maggioritaria>. In un sistema maggioritario - afferma il Presidente - è indispensabile bilanciare diritti della maggioranza e diritti delle opposizioni e delle minoranze per evitare la <tirannide della maggioranza>. In questa analisi del presente periodo di transizione sta, dunque, la chiave per comprendere le preoccupazioni del Quirinale, la cui attenzione è rivolta - si badi - insieme <alle opposizioni e alle minoranze>, espressioni usate al plurale e riferite sia alle forze che sono in Parlamento, sia a quelle che non hanno raggiunto il "quorum" per entrare in Parlamento. Terzo: il messaggio arriva al termine di un lungo percorso e indica ulteriori preoccupazioni del Presidente-arbitro. Come ho già notato, nel messaggio sono ripresi e sviluppati concetti e istituti che si trovano nella vecchia e nella nuova Costituzione, nelle direttive comunitarie e nella giurisprudenza della Corte costituzionale. Il Presidente, evidentemente, per non indulgere nell'autocitazione, non ha voluto, però, menzionare le molte occasioni nelle quali, rivolgendosi alla società civile e all'opinione pubblica (in ben undici discorsi tenuti nelle sedi di numerosi giornali, dal febbraio scorso a oggi), ha ribadito i principi dell'imparzialità e del pluralismo. Infine, non è menzionata, ma è stata certamente tenuta presente, la relazione svolta dal presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni il 12 luglio, al Senato, presenti il Presidente della Repubblica e il Presidente del Senato. Non a caso la relazione di Cheli si chiudeva auspicando proprio una <legge di sistema>. Mi par, poi, di vedere, in un passaggio, un'indicazione ulteriore: il Presidente afferma: <Quando si parla di "statuto" delle opposizioni e delle minoranze in un sistema maggioritario, le soluzioni più efficaci vanno ricercate anzitutto nel quadro di un adeguato assetto della comunicazione, che consenta l'equilibrio dei flussi di informazione e di opinione>. Dunque, l'informazione è solo uno dei capitoli di un sistema politico meno rissoso e più regolato, nel quale proprio chi era a capo del Governo quando il Parlamento ha introdotto il metodo maggioritario, quasi dieci anni dopo, auspica uno <statuto delle opposizioni e delle minoranze>. Ultima preoccupazione del Quirinale: chi può garantire l'applicazione di un sistema imparziale e pluralistico? Anche a questa domanda c'è una risposta. Di questo - dice il Quirinale - devono preoccuparsi il Parlamento (che deve vigilare) e l'Autorità di garanzia. Il primo, evidentemente, principalmente per garantire il pluralismo, il secondo prevalentemente per assicurare l'imparzialità e la neutralità. Il Parlamento deve ora dare un seguito al messaggio, ritornando sulle leggi del 1981 e del 1997 e tenendo conto delle soluzioni che si aprono, dal 2003, con il recepimento delle nuove direttive comunitarie sulle comunicazioni elettroniche e dal 2006, con le trasmissioni televisive in tecnica digitale. Il ministro delle Comunicazioni ha già annunciato un ambizioso disegno di riforma e sta ottenendo una delega parlamentare: questo disegno non potrà prescindere dalle indicazioni contenute nel messaggio presidenziale. L'Autorità di garanzia, le cui sorti sembravano vacillare sotto il peso di un infelice passaggio della delega parlamentare, che la riduceva ad organismo di esecuzione di volontà governative (malgrado le numerose indicazioni comunitarie nel senso dell'indipendenza), riacquista nuova forza, a patto di liberarsi delle tentazioni iper-regolatorie e colbertiste e di riuscire a operare con maggiore rapidità e trasparenza. Il Sole 24 Ore, 24 luglio 2002
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