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| Mercoledì 24 Luglio 2002 |
IN DIFESA DEI DIRITTI DI TUTTI
di FRANCESCO PAOLO CASAVOLA
L’AVERE adoperato, per la prima volta nel suo settennato, lo strumento che gli
consente l’articolo 87, 2° comma, della Costituzione, e cioè il messaggio alle
Camere, dà la misura dell’importanza che il presidente Ciampi riconosce alla
materia del pluralismo nell’informazione. In Italia le vicende della storia
politica hanno prodotto un effetto di abbacinamento. Troppa luce su monarchia o
repubblica, su dittatura o democrazia, su società o Stato, su religione o
laicità, su lavoro o impresa e via via, restando con la vista appannata, su
tutto quello che riempie l’esperienza quotidiana della vita collettiva. Anche
quando si evoca il tema delle riforme, pensiamo sempre in termini alternativi al
presidenzialismo o al parlamentarismo, allo Stato centralista o al federalismo,
al bipolarismo e al maggioritario o al multipartitismo e al proporzionale. Alle
riforme, che un tempo si dicevano subcostituzionali, non si bada più di tanto,
forse perché non donano l’aureola, o la corona, di grandi riformatori. Eppure
l’informazione pervade interamente la nostra vita e condiziona le nostre
opinioni su tutto l’universo sociale, influenza i nostri convincimenti morali,
induce le nostre scelte politiche. Se solo ci soffermiamo a considerare
quest’ultimo aspetto, comprendiamo d’intuito come l’intero sistema politico e
costituzionale di una democrazia sia fondato sulla informazione. Se democrazia è
il regime in cui i cittadini scelgono i loro rappresentanti e i governanti,
ebbene i cittadini debbono sapere quanto e come si decide su ogni questione che
tocca i loro interessi e il loro destino comune. Sapere significa essere
informati correttamente, senza parzialità o reticenze, senza menzogne, senza
propaganda. Come si ottiene questa informazione? In primo luogo con la pluralità
delle fonti. Una sola fonte di notizie non è credibile. Non per caso le
dittature si dotano del monopolio dei mezzi di informazione. Un primo passo
verso una democrazia informata è consistito nel garantire un pluralismo di voci
all’interno del servizio pubblico radiotelevisivo. Il secondo passo è stato
quello del riconoscimento della libertà dei privati di gestire imprese di
emittenza radiotelevisiva, come forma di pluralismo cosiddetto esterno. La
molteplicità delle testate giornalistiche, per le quali non v’è mai stata una
fase storica di monopolio statale, come per la radiotelevisione, ha però posto
il problema della concentrazione delle proprietà, in modo da mascherare sotto
plurimi assetti societari e redazionali linee editoriali dominanti. Insomma, il
termine pluralismo informativo non può fermarsi a fissare quantità numeriche di
agenzie, di giornali, di imprese di emittenza radiotelevisiva. Anche le norme
antitrust, che vanno pur sempre perfezionate, non foss’altro per tener conto
dell’intreccio tra i vari mass-media e della innovazione incessante delle loro
tecnologie, non bastano ad ottenere il risultato voluto che non ci siano sul
mercato giganti e nani. L’equilibrio tra le imprese dei media è un punto di
partenza. Ma non il solo. La libertà della informazione e della formazione delle
opinioni è anche libertà degli operatori dei media, perché è dalla loro libertà
che dipende quella dei cittadini utenti dei media. Ciampi richiama principi e
regole europei, giurisprudenza della nostra Corte costituzionale, prospetta
problemi più strettamente connessi al funzionamento del nostro sistema politico,
specie ai rapporti tra maggioranza e opposizione, ma anche altri collocati nel
più vasto orizzonte dell’identità nazionale e delle culture regionali, per
chiedere al Parlamento una legge organica su una materia decisiva per l'avvenire
della nostra democrazia.
Una legge organica o di sistema sarà una impresa ardua per una rappresentanza
parlamentare non allenata a collaborare al di là delle sue legittime divisioni.
Anche per questo il messaggio di Ciampi è un gesto solenne, è un appello,
ritualizzato nell’esercizio di una prerogativa costituzionale, perché cessino le
contrapposizioni delle parti quando si debbono preservare le libertà dei
cittadini.
E da questo punto di vista, destinatari del messaggio sono, oltre i
rappresentanti in Parlamento, i cittadini che ad essi hanno diritto di chiedere,
per il nutrimento della propria partecipazione democratica, libertà e verità.